11/01/2008
 
ore 18:51

Strada per Galia.

Dall'ampio parabrezza del suo Peugeot, Sara poteva vedere chiaramente la strada davanti a sé: due corsie separate da una coppia di linee bianche che correvano parallele fino a perdersi nella notte. Tornava a casa, dopo aver lasciato il suo ultimo amore a Caroli, un piccolo borgo sopra Sant'Ippolito. L'aveva incontrato quella sera stessa, erano stati bene insieme, una piacevole compagnia. Poi si erano salutati, si erano baciati, con la promessa che si sarebbero rivisiti il pomeriggio seguente.

Ora Sara filava sulla sua auto seguendo quelle interminabili strisce bianche, rivivendo uno dopo l'altro i bei momenti appena passati. Poteva rivedere i gesti, gli atteggiamenti, le espressioni, gli sguardi, come se stessero accadendo in quell'istante davanti a lei. Fantasticava di amori lontani non più di dieci minuti, sognava e continuava a fissare quelle righe bianche che l'avrebbero guidata nella notte fino a casa. Ma tra tutti i ricordi, quello più vivo, quello che le riempiva la testa e le infuocava il petto, era sicuramente il ricordo dell'ultimo bacio, così appassionato e così spontaneo. All'uscita del locale, un modesto bar di paese, avevano camminato fianco a fianco quasi tenendosi per mano, ma senza mai intrecciare le loro dita. Avevano camminato in silenzio, si erano già raccontati abbastanza dentro il bar e quel momento era bello così, senza bisogno di parole. Erano scesi in silenzio per le piccole vie di Caroli che si snodavano tra le vecchie case, fino al parcheggio e si erano fermati sul marciapiede. L'atmosfera si era creata da sola, nella notte, sotto un piccolo lampione che faceva capolino tra gli alberi, rischiarando appena i loro volti. Quel tanto che bastava per guardarsi ancora una volta negli occhi e suggellare con un gesto d'amore quella serata incantevole.

Con quell'immagine impressa nella mente, ripercorreva all'indietro la strada che l'aveva accompagnata al momento più bello della sua vita. Con quell'immagine impressa nella mente, fissava le linee bianche che dividevano la strada davanti a lei, senza rendersi conto che non curvavano mai...

~ °-° ~

Dall'ampio parabrezza del suo Peugeot, Sara poteva vedere chiaramente la strada davanti a sé e i campi deserti che si stendevano ai lati. Poteva vederli chiaramente per quanto può essere chiaro vedere di notte, ma distingueva se non altro i cartelli e gli alberi che che costeggiavano la carreggiata. Erano sempre molto rari, sia i cartelli che gli alberi, in quelle strade di campagna. Ma Sara neanche vi badava, aveva altro per la testa e anche se fosse cascato il mondo, non gliene sarebbe importato nulla. L'unica cosa importante era il ricordo di quel bacio che sanciva l'inizio di un amore splendido e inatteso.

Avesse prestato attenzione ai cartelli, avrebbe forse rallentato per rispettare il limite di velocità e si sarebbe accorta che stava per entrare a Galia. La traballante insegna di benvenuto, invece, passò impotente alla sua destra, mentre l'auto si infilava tra le vie del paese. Due file di case dall'aria trasandata avevano preso il posto delle distese incolte. I loro cancelli si aprivano su marciapiedi di mattoncini rosa e quello scenario pareva non avere fine.

A un certo punto però, le case alla sua sinistra finirono, per lasciare il posto a un piccolo giardino con altalene e alberi che terminavano a ridosso del marciapiede il quale, a differenza delle case, continuava senza interruzioni. E proprio lì, accovacciato sotto l'albero nonostante l'ora, c'era un ragazzo, poco più grande di lei, chino su un gattino che allungava il collo per strofinarsi contro il ginocchio del ragazzo. Per la prima volta da quando era salita in auto i suoi pensieri si scostarono un istante da Caroli e si dedicarono a quella nuova visione. Che carino! Era veramente un micetto adorabile. Non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Anche quando ormai l'aveva superato, con la coda dell'occhio lo intravide dallo specchietto... la testa penzolante dalle mani del ragazzo strette attorno al collo.

Gli occhi di Sara furono invasi dall'orrore e subito tutti i ricordi di quella sera svanirono per lasciare il posto al disgusto e alla paura. Sbatté le palpebre e si voltò dall'altra parte. Non era vero. Di sicuro se l'era immaginato. Ma quando guardò nuovamente dallo specchietto vide il gatto steso sulle piastrelle rosa e il ragazzo, ancora chino sull'animale, che la fissava allontanarsi con sguardo minaccioso.

Ma che cazz...

Spinse a fondo il pedale del gas, ma il gesto non provocò nessuna accelerazione. La macchina procedeva dritta alla stessa velocità. Sara fissava la strada davanti a sé per fuggire quel macabro dipinto, battendo le mani sul volante. No, no, no! Poi la curiosità morbosa ebbe il sopravvento e gettò un'altra occhiata allo specchietto.

Nulla.

La strada e il marciapiede alle sue spalle erano completamente deserti. Si tranquillizzò, bei respiri profondi. Bene! Non c'è più nessuno, non è successo niente. Ora calmati. Non c'è più nessuno. Non c'è... più nessuno!

I pensieri amorosi che le offuscavano la mente si erano dissolti e adesso poteva prestare attenzione ai rumori della città. Rumori che non esistevano. La strada era deserta. Il marciapiede era deserto. I bar erano deserti. Non c'era nessun rumore. Niente.

Si concentrò, cercando di captare anche il minimo rumore. Niente! Ma che sta succedendo...? Il vento, sì, ecco. Restando in ascolto poteva ora udire il lieve sibilo del vento. Un soffio d'aria le attraversò la schiena facendola trasalire. Beh, almeno il vento c'è! Un altro brivido le percorse tutto il corpo. Un pensiero improvvisò la attraversò: i finestrini! Passò velocemente in rassegna tutti i quattro vetri dell'auto. Chiusi!

~ °-° ~

Scrollò le spalle e tornò a guardare la strada davanti a sé. Quell'incubo doveva pur finire.

Duecento.

Trecento.

Quattrocento metri.

La strada sempre dritta, marciapiede e case su entrambi i lati. E un vecchio che si affacciava dal suo balcone al secondo piano di una villetta sulla destra. Si sporgeva talmente tanto che il mento arrivava all'altezza della strada. Sara lo vide da lontano e non poté fare a meno di guardarlo. I suoi occhi erano come ipnotizzati da quel volto. Un volto lungo e rugoso. Niente barba e un'espressione seria che continuava a fissarla. Sara era imbambolata da quello sguardo impassibile, che mutò solo quando si trovò a pochi metri da lui. I lati della bocca si alzarono lentamente a formare un ghigno malefico che metteva in mostra gli aguzzi denti neri. Gli occhi si assottigliarono e assunsero una colorazione rosso sangue. Un filo di bava gialla colava da un lato del labbro.

Ah!

Con un grido acuto riuscì a staccare gli occhi dal vecchio e riportarli sulla strada. Stava per avere il voltastomaco. In un'accozzaglia di pensieri misti a paura, quello che prese il sopravvento fu, come spesso accade in situazioni disperate, quello meno rilevante. Perché questa maledetta strada è sempre dritta!?

Ma da un pensiero apparentemente inutile e stupido possono nascere le intuizioni più brillanti.

La strada è sempre dritta...

Chiuse gli occhi e abbandonò corpo e pensieri al proprio destino.


Riaprì gli occhi dopo un periodo che le sembrò un'eternità. La strada pareva ancora procedere in linea retta, ma stava uscendo dalla città. Poteva vedere l'oscurità dei campi dove non c'erano più case a un centinaio di metri di distanza.

Finita, finalmente sono fuori.


Una luce bianca invase improvvisamente la visuale davanti a lei.

Uh...

Sterzò di lato, un riflesso condizionato dall'abbaglio improvviso.

Non un grido di paura, non una scarica di adrenalina per contrastare il pericolo. Nella sua mente ora non c'era posto per queste cose. Nessun pensiero, nessuna sensazione. La quiete totale. Solo una domanda fluttuava solitaria negli ampi spazi del suo cervello, un gabbiano che si fa strada tra la fitta nebbia. Cos'era quello?

Il buio l'avvolse fuori e dentro di lei. Tutto ciò che le restò fu l'immagine di un bacio consumato sotto un lampione.

...e, senza alcuno stupore, vide spegnersi anche l'ultimo luce.

 
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intanto lo metto qui... è una mia invenzione
 
30/11/2007
 
ore 13:52

Attese.

Deve restare lì.

Deve crescere, maturare
col tempo
migliorerà,

invecchierà
e si dimenticherà.
 
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