31/01/2008
 
ore 20:24

Ponte alla Crema.

Avevo in mente di farlo prima o poi, ma in seguito ad una richiesta ufficiale ho deciso di accelerare i tempi e così, per la gioia dei vostri occhi e del mio palato - che anche oggi non ha potuto fare a meno di gustarsi tale prelibatezza - ecco a voi il mitico ponte alla crema di Alberini!
 

A contendersi il primato con la torta ai pinoli della Guercia e con la torta “sbriciolina”.


Buon appetito!
 
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intanto lo metto qui... nel paese delle meraviglie
 
29/01/2008
 
ore 21:59

La parola all'informatico.

Quando un informatico parla, la sua parola è un comandamento assoluto!
All'interlocutore non è richiesto alcuno sforzo interpretativo, deve solo eseguire alla lettera gli ordini che gli vengono dettati.
Se un informatico, che sta cercando di risolverti un problema al telefono, ti dice di scrivere sul tuo personal computer “\\gorinil\hplaserj”, tu “\\gorinil\hplaserj” devi scrivere; non è che si può perdere mezz'ora perché a te non piaceva di vedere quella “l” attaccata al tuo cognome! Quello spazio per te insignificante, per un informatico è un byte come qualsiasi altra lettera, 8 bit che possono fare - e il più delle volte fanno! - la differenza.
Già che sistemare i pc non è che mi diverta. Ho studiato da programmatore e mi ritengo tale. Datemi un software da sviluppare e non mi staccherò più dal pc. Ma alla fine fa tutto parte del mio lavoro e per quanto a volte può essere frustrante, devo ammettere che non è poi così impegnativo.
Quello che proprio non sopporto è tornare a casa la sera e ricominciare la trafila appena lasciata sulle macchine di famiglia. Non si sa perché i pc degli altri sono sempre pieni di problemi che sembrano venire fuori dal nulla. E poi c'è quella che non sa usare emule né masterizzare. E poi c'è quella che Word cambia la formattazione da solo. E poi c'è quello che il taglia-copia-incolla proprio non gli ci entra. E poi c'è quello che vuole formattare perché gli sembra giusto farlo. E poi ci sono io che non ne posso più!!
Devo andarmene da questa gabbia di matti.
Magari – anzi forse sicuramente – sono io che da un po' di tempo sono diventato intollerante verso molte cose alle quali neanche badavo, ma che ci posso fare?
Un po' di tranquillità, un po' di riservatezza e un non rompetemi i coglioni!

Voglio fare cosplay di Jareth
{dovrebbe finire dA qUALCHE pARTE, ma rovinerebbe lo style del blog, che a pensarci bene è l'unico posto – assieme al pc – che posso considerare veramente mio, per cui dovrei impormi meno restrizioni.}

 
 
18/01/2008
 
ore 22:12

Voglio fare cosplay di Jareth...


... e voglio comprare casa.
 
 
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intanto lo metto qui... il giardino dei fiori parlanti
 
16/01/2008
 
ore 17:01

Minuti, ore
giornate intere
disteso sul letto;
un peso sul petto
impedisce di agire.
e un battere forte
quasi a scoppiare.
Amare
Amare
fino a far male
e la consapevolezza
di non poterlo evitare.

 
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13/01/2008
 
ore 14:53

1° Gennaio 2008

... e alla fine ho mangiato anche un bretzel.

bretzel
 
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11/01/2008
 
ore 18:51

Strada per Galia.

Dall'ampio parabrezza del suo Peugeot, Sara poteva vedere chiaramente la strada davanti a sé: due corsie separate da una coppia di linee bianche che correvano parallele fino a perdersi nella notte. Tornava a casa, dopo aver lasciato il suo ultimo amore a Caroli, un piccolo borgo sopra Sant'Ippolito. L'aveva incontrato quella sera stessa, erano stati bene insieme, una piacevole compagnia. Poi si erano salutati, si erano baciati, con la promessa che si sarebbero rivisiti il pomeriggio seguente.

Ora Sara filava sulla sua auto seguendo quelle interminabili strisce bianche, rivivendo uno dopo l'altro i bei momenti appena passati. Poteva rivedere i gesti, gli atteggiamenti, le espressioni, gli sguardi, come se stessero accadendo in quell'istante davanti a lei. Fantasticava di amori lontani non più di dieci minuti, sognava e continuava a fissare quelle righe bianche che l'avrebbero guidata nella notte fino a casa. Ma tra tutti i ricordi, quello più vivo, quello che le riempiva la testa e le infuocava il petto, era sicuramente il ricordo dell'ultimo bacio, così appassionato e così spontaneo. All'uscita del locale, un modesto bar di paese, avevano camminato fianco a fianco quasi tenendosi per mano, ma senza mai intrecciare le loro dita. Avevano camminato in silenzio, si erano già raccontati abbastanza dentro il bar e quel momento era bello così, senza bisogno di parole. Erano scesi in silenzio per le piccole vie di Caroli che si snodavano tra le vecchie case, fino al parcheggio e si erano fermati sul marciapiede. L'atmosfera si era creata da sola, nella notte, sotto un piccolo lampione che faceva capolino tra gli alberi, rischiarando appena i loro volti. Quel tanto che bastava per guardarsi ancora una volta negli occhi e suggellare con un gesto d'amore quella serata incantevole.

Con quell'immagine impressa nella mente, ripercorreva all'indietro la strada che l'aveva accompagnata al momento più bello della sua vita. Con quell'immagine impressa nella mente, fissava le linee bianche che dividevano la strada davanti a lei, senza rendersi conto che non curvavano mai...

~ °-° ~

Dall'ampio parabrezza del suo Peugeot, Sara poteva vedere chiaramente la strada davanti a sé e i campi deserti che si stendevano ai lati. Poteva vederli chiaramente per quanto può essere chiaro vedere di notte, ma distingueva se non altro i cartelli e gli alberi che che costeggiavano la carreggiata. Erano sempre molto rari, sia i cartelli che gli alberi, in quelle strade di campagna. Ma Sara neanche vi badava, aveva altro per la testa e anche se fosse cascato il mondo, non gliene sarebbe importato nulla. L'unica cosa importante era il ricordo di quel bacio che sanciva l'inizio di un amore splendido e inatteso.

Avesse prestato attenzione ai cartelli, avrebbe forse rallentato per rispettare il limite di velocità e si sarebbe accorta che stava per entrare a Galia. La traballante insegna di benvenuto, invece, passò impotente alla sua destra, mentre l'auto si infilava tra le vie del paese. Due file di case dall'aria trasandata avevano preso il posto delle distese incolte. I loro cancelli si aprivano su marciapiedi di mattoncini rosa e quello scenario pareva non avere fine.

A un certo punto però, le case alla sua sinistra finirono, per lasciare il posto a un piccolo giardino con altalene e alberi che terminavano a ridosso del marciapiede il quale, a differenza delle case, continuava senza interruzioni. E proprio lì, accovacciato sotto l'albero nonostante l'ora, c'era un ragazzo, poco più grande di lei, chino su un gattino che allungava il collo per strofinarsi contro il ginocchio del ragazzo. Per la prima volta da quando era salita in auto i suoi pensieri si scostarono un istante da Caroli e si dedicarono a quella nuova visione. Che carino! Era veramente un micetto adorabile. Non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Anche quando ormai l'aveva superato, con la coda dell'occhio lo intravide dallo specchietto... la testa penzolante dalle mani del ragazzo strette attorno al collo.

Gli occhi di Sara furono invasi dall'orrore e subito tutti i ricordi di quella sera svanirono per lasciare il posto al disgusto e alla paura. Sbatté le palpebre e si voltò dall'altra parte. Non era vero. Di sicuro se l'era immaginato. Ma quando guardò nuovamente dallo specchietto vide il gatto steso sulle piastrelle rosa e il ragazzo, ancora chino sull'animale, che la fissava allontanarsi con sguardo minaccioso.

Ma che cazz...

Spinse a fondo il pedale del gas, ma il gesto non provocò nessuna accelerazione. La macchina procedeva dritta alla stessa velocità. Sara fissava la strada davanti a sé per fuggire quel macabro dipinto, battendo le mani sul volante. No, no, no! Poi la curiosità morbosa ebbe il sopravvento e gettò un'altra occhiata allo specchietto.

Nulla.

La strada e il marciapiede alle sue spalle erano completamente deserti. Si tranquillizzò, bei respiri profondi. Bene! Non c'è più nessuno, non è successo niente. Ora calmati. Non c'è più nessuno. Non c'è... più nessuno!

I pensieri amorosi che le offuscavano la mente si erano dissolti e adesso poteva prestare attenzione ai rumori della città. Rumori che non esistevano. La strada era deserta. Il marciapiede era deserto. I bar erano deserti. Non c'era nessun rumore. Niente.

Si concentrò, cercando di captare anche il minimo rumore. Niente! Ma che sta succedendo...? Il vento, sì, ecco. Restando in ascolto poteva ora udire il lieve sibilo del vento. Un soffio d'aria le attraversò la schiena facendola trasalire. Beh, almeno il vento c'è! Un altro brivido le percorse tutto il corpo. Un pensiero improvvisò la attraversò: i finestrini! Passò velocemente in rassegna tutti i quattro vetri dell'auto. Chiusi!

~ °-° ~

Scrollò le spalle e tornò a guardare la strada davanti a sé. Quell'incubo doveva pur finire.

Duecento.

Trecento.

Quattrocento metri.

La strada sempre dritta, marciapiede e case su entrambi i lati. E un vecchio che si affacciava dal suo balcone al secondo piano di una villetta sulla destra. Si sporgeva talmente tanto che il mento arrivava all'altezza della strada. Sara lo vide da lontano e non poté fare a meno di guardarlo. I suoi occhi erano come ipnotizzati da quel volto. Un volto lungo e rugoso. Niente barba e un'espressione seria che continuava a fissarla. Sara era imbambolata da quello sguardo impassibile, che mutò solo quando si trovò a pochi metri da lui. I lati della bocca si alzarono lentamente a formare un ghigno malefico che metteva in mostra gli aguzzi denti neri. Gli occhi si assottigliarono e assunsero una colorazione rosso sangue. Un filo di bava gialla colava da un lato del labbro.

Ah!

Con un grido acuto riuscì a staccare gli occhi dal vecchio e riportarli sulla strada. Stava per avere il voltastomaco. In un'accozzaglia di pensieri misti a paura, quello che prese il sopravvento fu, come spesso accade in situazioni disperate, quello meno rilevante. Perché questa maledetta strada è sempre dritta!?

Ma da un pensiero apparentemente inutile e stupido possono nascere le intuizioni più brillanti.

La strada è sempre dritta...

Chiuse gli occhi e abbandonò corpo e pensieri al proprio destino.


Riaprì gli occhi dopo un periodo che le sembrò un'eternità. La strada pareva ancora procedere in linea retta, ma stava uscendo dalla città. Poteva vedere l'oscurità dei campi dove non c'erano più case a un centinaio di metri di distanza.

Finita, finalmente sono fuori.


Una luce bianca invase improvvisamente la visuale davanti a lei.

Uh...

Sterzò di lato, un riflesso condizionato dall'abbaglio improvviso.

Non un grido di paura, non una scarica di adrenalina per contrastare il pericolo. Nella sua mente ora non c'era posto per queste cose. Nessun pensiero, nessuna sensazione. La quiete totale. Solo una domanda fluttuava solitaria negli ampi spazi del suo cervello, un gabbiano che si fa strada tra la fitta nebbia. Cos'era quello?

Il buio l'avvolse fuori e dentro di lei. Tutto ciò che le restò fu l'immagine di un bacio consumato sotto un lampione.

...e, senza alcuno stupore, vide spegnersi anche l'ultimo luce.

 
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intanto lo metto qui... è una mia invenzione
 
07/01/2008
 
ore 14:02

Cotton Fiock

Ci sono cose nella realtà che a volte superano la fantasia.
Potremmo convergere tutte le nostre energie nella creatività e così reinventare il mondo, ma mai riusciremo a migliorare o a sostituire lui, che senza dubbio rappresenta la realtà più fantastica.

cotton fiockGemboy - Intro Cotton Fiock
 
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06/01/2008
 
ore 23:24

Vuoto.

Vuoto...

come un bicchiere traboccante birra.
 
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06/01/2008
 
ore 01:38

Bellissimo, bellissimo...

Mezza bottiglia di idromele fatto in casa da Oliver e poi a fare i deficienti all'U-Bahn e a sparar cazzate per i dieci chilometri che ci separano da casa.

Non sono ancora tornato completamente lucido...

...chebbello però!!!

 
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03/01/2008
 
ore 18:48

A -10 il gasolio gela!

Come consuetudine, anche la vacanza invernale è iniziata nel migliore dei modi: un membro del gruppo è rimasto a casa con 38 di febbre...

E così a Passo Oclini si arriva il 26 in 10, mentre altri due ci avrebbero raggiunto il giorno dopo in tarda serata.

Il vice maestroIl 27 siamo tutti sulle piste, tra Corno Bianco e Corno Nero, ma già nel pomeriggio Mocio è costretta a saltare la lezione di sci causa febbre a 38.

Il 28 una maledizione si abbatte sul gruppo colpendo indistintamente a destra e a manca. Altri due ragazzi a letto con la febbre a 38/39, uno con le placche alla gola, e l'altro ancora ignaro del fatto che passata la febbre si vedrà la bocca devastata dall'erpes. Ma non finisce qui. La stessa mattina, Riki si rompe un polso cadendo con gli sci e insieme a me e a Maci, passiamo la giornata in ospedale.

Il 29 la situazione è stazionaria. Quattro allettati: uno infortunato e tre con la febbre sempre fissa a 38.

Il 30, a forza di antibiotici e aspirine, Mocio è di nuovo in forma e scende in pista nella tarda mattinata. Per recuperare il tempo perduto le tengo un corso accelerato di sci che le provoca non pochi ruzzoloni, ma si è scoperto che ha un corpo immune agli urti!

Il 31 anche gli altri due malati guariscono e ci ritroviamo tutti e undici sulle piste per lo sprint finale. Alle quattro e mezza, io, Maci, Omar e Neutro decidiamo di fare l'ultima sciata dall'alto del Corno Nero (2200 metri). Scesi dalla seggiovia (temperatura stimata -20°) siamo praticamente quattro cubetti di ghiaccio, con le mani talmente congelate da riuscire a malapena a tenere le racchette! La sera, fiaccolata e vin brulè prima del cenone, per poi festeggiare il nuovo anno con spumante gentilmente offerto dalla direzione.

L'1, dopo pranzo, siamo pronti per tornare a casa se non che... la mia macchina non parte! Dopo varie congetture sui possibili malfunzionamenti e telefonate ad amici e parenti più o meno esperti, veniamo a sapere dalla gente del luogo che il diesel fatto a valle, se non contiene addittivo (o in mancanza di esso, un po' di benzina), si gela! O meglio, col freddo la paraffina contenuta nel gasolio si raddensa intoppando il filtro e/o la canaletta di collegamento col serbatoio. Premesso che le mie conoscenze in materia di La mia auto con un'inquietante figura seduta sul sedile anterioremeccanica automobilistica arrivano fino a “il motore serve per far camminare la macchina”, nessuno di noi aveva la più pallida idea che il diesel normale si potesse congelare. Il proprietario dell'albergo, molto gentilemente, ci mette a disposizione un garage per far riscaldare la macchina, ma questa non ripartirà prima di 6 ore!! Quando riceviamo la bella notizia, alle nove e mezza di sera non ce la sentiamo di affrontare 5 ore di viaggio col gelo per strada e la stanchezza accumulata nei giorni precedenti.

In otto (quattro partiti prima per esigenze mediche e di lavoro) passiamo un'altra notte in hotel e alle 15.00 del 2 siamo finalmente a casa.

 
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a proposito...

Blogger: thedodo

msn: venon[su]live[punto]it

 

la mia musica

Fabrizio De André; Leonard Cohen; David Bowie (fino agli '80); Velvet Underground; Nirvana; Smashing Pumpkins; Alice in Chains ;) ; Ligabue (fino al '96).

 

i miei film

Il Signore degli Anelli; Alice nel Paese delle Meraviglie; Star Wars; Le Iene; Pulp Fiction; Jackie Brown; Kill Bill; Grindhouse; Matrix (solo il primo); L'esercito delle 12 scimmie; Lo squalo; Indiana Jones; La maledizione della Prima Luna; Alla ricerca di Nemo; Spiderman.

 

i miei libri

Il sole nudo; L'altra faccia della spirale; IT; Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie; Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò; Il vecchio e il mare.

 

i miei manga

Ken il guerriero; Berserk; Shonan Junai Gumi; One Piece; Dr. Slump e Arale.

ci riuscirò...?

  1. Top secret
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mettiamo le cose in chiaro

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

 

I post in cui si dice che "è una mia invenzione" significa che sono una mia invenzione, ovvero opere della mia fantasia. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.

 

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