
Era una di quelle sere in cui non riesci a prendere sonno e nonostante gli sforzi ti giri e ti rigiri sul letto, mentre i pensieri più assurdi invadono il cervello. Ebbene, tra questi, uno in particolare mi tenne sveglio per diverso tempo. Ripensai alle fantastiche avventure del pirata Guybrush Threepwood, i suoi viaggi inverosimili tra le isole dei Caraibi, l'atmosfera piratesca impregnata di umorismo e gag, che ti incollava al monitor...
Mi venne così l'idea di dedicare un post ai videogame più belli ai quali abbia giocato, quelli che mi hanno regalato delle vere emozioni e che a distanza di anni, nonostante non sia più attratto dall'universo videoludico, sono rimasti ancora vivi nel cuore. Non voglio fare una classifica, perché non ne sarei in grado, perché questi giochi, che più che giochi sono stati veri e propri momenti di vita, mi hanno lasciato, in un modo o in un altro emozioni indimenticabili...
Era il 1992, avevo 10 anni e mio cugino possedeva un 486 (Modello SX, cpu a 33Mhz, 4Mb di RAM e 210Mb di hard disk). Su questo gioiellino vi girava tranquilla tranquilla un'avventura punta e clicca in terza persona dal nome The Legend of Kyrandia. Ho passato intere giornate a casa sua, rompendogli l'anima fino alla morte, per poter seguire le magiche avventure di Brandon per riportare la pace nella fantastica terra di Kyrandia, minacciata da un mago cattivo.
Non passò molto tempo, che anch'io acquistai un 486, abbandonando l'oramai leggendario C64. Tra i vari giochi, a un certo punto, non ricordo come, mi passò tra le mani un'altra avventura grafica, che catturò la mia
attenzione fin dai titoli di testa. Sto parlando di quello che è, per me, il più bel videogioco mai realizzato e che, nonostante sia datato 1991, non mi stanco ancora di rigiocare. Le Chuck's Revenge: Monkey Island 2 è un'avventura punta e clicca targata LucasArts ambientata nel mar Caraibi e che vede come protagonista il “temibile pirata” Guybrush Threepwood. Guybrush è un personaggio unico, mentre la storia, coronata da un'ambientazione suggestiva come se ne sono viste poche, è semplicemente geniale! Non ci sono parole per descrivere un tale capolavoro. Sono emozioni uniche, che si possono provare semplicemente giocando!
Il 486 è stato il pc dei videogame per eccellenza, fino all'arrivo della PlayStation. Un mio compagno di scuola (anno 97/98) mi prestò un suo gioco, dicendomi che era bellissimo e valeva assolutamente la pena giocarci. Io accettai e infilai il disco nella console grigia. I primi minuti furono piuttosto deludenti. A parte i dialoghi in inglese, i personaggi erano fatti a cubetti, grossi poligoni di varie forme incastrati tra loro per formare una figura umana. E poi i combattimenti: il gioco si ferma, si apre una sessione in cui compagni e nemici si affrontano a turno e quando è tutto finito, si torna al gioco vero e proprio... Tornai scettico dal mio a
mico, carico di domande e lui, dopo avermi spiegato alcune cosucce sugli RPG mi disse di fidarsi e di continuare a giocare, che non me ne sarei pentito. Grazie! Grazie! Se non lo avessi ascoltato non avrei mai provato quello che è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi videogame mai di tutti i tempi. Credo che più o meno tutti abbiano almeno sentito parlare di Final Fantasy VII. Fu il primo RPG sul quale misi le mani. Non ero abituato a niente del genere e dopo due ore di gioco, pensavo che fosse quasi finito. Non potete immaginare la sorpresa quando terminai il gioco dopo ben 90 ore!!
A parte questo, si tratta di un gioco che non ha uguali. Graficamente superiore a tutto ciò che era presente a quel tempo. Personaggi altamente caratterizzati, ognuno con una propria storia da portare avanti durante il corso dell'avventura. Mostri, magie, spettacolari evocazioni e una trama intensa ricca di colpi si scena.
Che dire? Un'esperienza indimenticabile, un videogioco che ha fatto storia...
Dalle mani dello stesso ragazzo, arrivò nelle mie un altro capolavoro. Definito da alcuni il miglior RPG mai realizzato, Xenogears è il quinto capitolo di una saga di 6 episodi in cui si fanno speculazioni sull'origine degli esseri umani (Dio sarebbe un'arma di distruzione interplanetaria dotata di una propria coscienza). Il gioco non è mai arrivato in Italia ed è possibile giocarlo solo nella versione americana con console modificata. È un gioco “adulto”. Graficamente inferiore a FF7 (anche se rispetto a quest'ultimo è completamente in 3D!) la sua forza sta nei temi trattati, nella trama molto intricata e nella complessa caratterizzazione dei personaggi.
L'ultimo gioco che voglio ricordare, meno suggestivo dei precedenti, vede la luce nel monolite nero di seconda generazione. Fu il regalo di Natale di mio fratello e nonostante lo vedessi giocare con passione, non fui per nulla attratto da quel titolo. Non mi piacciono i giochi di sport e di corse, ma una sera fui tentato di provare a rubare un Porsche e sfrecciare per le strade della Florida accompagnato da Video Killed the Radio Stars. Che dire? Per più di un anno e mezzo ho continuato a giocare a Grand Theft Auto: Vice City. È divertimento puro!! Mentre ruoti le levette del joypad, vieni catapultato negli anni '80, tra le palme e i grattacieli di Miami. La libertà d'azione è totale. Puoi fregartene altamente delle missioni che ti vogliono appioppare gangster e mafiosi e andare semplicemente in giro a massacrare gente o giocare d'azzardo.
Il gioco purtroppo è diventato famoso soprattutto le critiche morali, ma se si rimane nell'ambito videoludico, rimane un gioco senza precedenti.
Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come tini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, che viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore.
Antonello Venditti - Notte prima degli esami

Era una notte come le altre, il classico allenamento di tennis del mercoledì come sempre da due mesi a questa parte, e da due mesi, come sempre, doccia post-partita nello stesso spogliatoio con le stesse persone.
Wow, thedodo, sembra una storia fantastica! Che bravo, che fantasia! Pendo dalle tue dita!
Ehm... per cortesia.
Grazie.
Dopo aver accuratamente verificato che fosse stata ripristinata l'acqua calda, ci si infila subito sotto il piacevole torrente tiepido. Dopo una lavata di testa, una lavata di mani, una leccata di culo e una lisciata di pelo, si passa dal fiume di acqua al fiume di parole.
Ora, già è complicato fare le cose per bene di per sé, figuriamoci se bisogna farne due contemporaneamente. E non c'è cosa più difficile al mondo, sfido chiunque ad affermare il contrario, di parlare con le persone e mentre ci si veste! Fu così che, tra un “ma come cazzo si fa sto rovescio?”, “dove vai per natale?”, “cheppirla che sei!”, dopo dieci minuti mi trovavo ancora in calzini e mutande e con l'accappatoio addosso!
Ma la chiacchiera non era mica finita! E intanto il tempo passava. Allora o ci si concentra sulla maglietta e si lascia il povero amico a parlare con un corpo seminudo che non può essere più interessato della panca sulla quale è seduto, o si presta attenzione al ragazzo lasciando il resto del corpo a vestirsi in completa autonomia.
Ovviamente la mia indole altruista ha optato per la seconda opzione e così non passano due minuti che mi ritrovo ancora in mutande e calzini, senza più l'accappatoio ma con le scarpe ai piedi!
- pausa di compassione, derisione, nostalgia(?) -
Arrivato a questo punto decido di dedicarmi un po' di più all'abbigliamento e in compenso capisco la metà dei discorsi e impiego il doppio del tempo a vestirmi (chi non avesse capito si vada a ripassare un po' di matematica).
Sono pronto ad uscire quando una forza proveniente dal box doccia mi trattiene: lo shampoo mi stava chiamando! Con indifferenza mi dirigo dal mio compagno d'avventure che era rimasto solo, in piedi e tutto bagnato. Da padrone diligente ripongo il Dr. Elvive S. nella sua custodia e mi fermo a guardare la borsa: non mi sarei meravigliato di trovarla in auto da sola mentre io mi dimenticavo lì.
Non è che lo faccio apposta, però succede sempre così. E' qualcosa che sfugge alla mia comprensione... e va a crucciare la mia povera madre. Sarà che sono un rompicoglioni per natura, per cui in questi casi agisco senza il bisogno di interpellare il cervello, fatto sta che vado in cerca delle cose sempre quando queste non ci sono. Soprattutto col cibo (e la madre che inveisce e sfotte!), poi con i vestiti, ad esempio. Pare che i negozianti lo sanno: quando sono alla ricerca di un indumento che mi piace veramente, non c'è verso che lo trovi.
Oggi invece ho trovato una cosa di cui non ricordavo l'esistenza. Aprendo il file dove tengo appunti sparsi su tutto quello che mi viene in mente, mi ritrovo in fondo un bel titolo in grassetto "Le coccinelle sono finite".
...
...
Ma che cavolo vuol dire!?
Pensa che ti ripensa, non ne viene fuori un tubo!
Se le parole potessero avere dei sentimenti, quelle poverette sarebbero sull'orlo del suicidio. Che poi probabilmente dovrò accopparle di mia mano, visto che non riesco proprio a dar loro un significato.
"Le coccinelle sono finite"... bhà! Magari quando le ho buttate lì avevo intenzione di scrivere qualcosa di interessante. Ma tanto che importa? Cambio di umore così spesso e così velocemente che quello che volevo scrivere probabilmente ora non ha più senso. In fondo ci sono un sacco di cose che mi piacevano che ora hanno perso la loro attrattiva. Sembrerebbe una cosa normale, nella vita si cresce, per fortuna o purtroppo. Il punto è che mi sentirei anche normale, se un mese si potesse considerasse una crescita. Posso cominciare un lavoro col massimo dell'entusiasmo e abbandonarlo tranquillamente una settimana dopo.
Per fortuna non sono donna, altrimenti mi avrebbero chiamata Incostanza!
~ Mi viene da pensare che magari è capitato una volta che volessi qualcosa che non c'era e poi, quando questa si è resa disponibile, ho avuto il classico cambio d'umore e l'ho accantonata, puntando su qualcos'altro che era disponibile prima, ma poi non più, e così via in un circolo vizioso dal quale evidentemente non sono ancora uscito. ~
Ma in fondo l'unica cosa che conta è che un cocomero a dicembre non si può proprio mangiare!